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AGENZIE DI MODELLE: IL TAR LAZIO CONFERMA LA SUSSISTENZA DELL’INTESA RESTRITTIVA DELLA CONCORRENZA ACCERTATA DALL’AGCM

modaCon sentenze nn. 4401, 4402, 4403, 4404, 4405 e 4406 del 2018 il Tar Lazio si è pronunciato sui ricorsi proposti dalle società Elite Model Management Milano Srl, D’Management Group Srl, Major Model Management S.r.l., Women Model S.p.a., Why Not S.r.l. e Next Italy S.r.l. per l’annullamento del provvedimento sanzionatorio emesso dall’AGCM a conclusione del procedimento istruttorio I789.

Come si ricorderà, con il provvedimento impugnato l’AGCM ha accertato che le società ricorrenti, unitamente al leniency applicant, Img Italy S.r.l., hanno posto in essere un’unica complessa e continuata intesa in violazione dell’art. 101 del TFUE, avente per oggetto il coordinamento, anche per il tramite dell’associazione di categoria, delle azioni da assumere nel mercato al fine di eliminare la concorrenza reciproca nella definizione delle condizioni economiche da praticare ai clienti (case di moda, case editrici, ecc), con riferimento a tutte le voci di prezzo rilevanti per la definizione dei compensi, nonché in merito ad altri aspetti della loro attività (quali gli accordi per il passaggio di modelle da un’agenzia all’altra).

Con le sentenze in commento, in via preliminare, il Tar Lazio ha dichiarato il difetto di legittimazione passiva del leniency applicant, Img Italy S.r.l., osservando che nel giudizio non risultasse sussistere in capo ad esso alcun interesse qualificato, dotato di concretezza ed attualità tale da poter subire un pregiudizio per effetto dell’eventuale annullamento del provvedimento impugnato.

Nel merito il Tar Lazio ha giudicato infondate le doglianze complessivamente articolate dalle imprese per contestare la natura orizzontale dell’intesa accertata, attraverso la deduzione, in contrario, dell’esistenza di meri “accordi verticali”. I giudici amministrativi hanno infatti ritenuto che nel caso in esame fossero ravvisabili “tutti gli elementi che la giurisprudenza, nazionale e comunitaria, ritiene necessari per l’esistenza dell’intesa unica, complessa e continuata (“single, complex and continuous infringement”) in violazione dell’art. 101 del TFUE, nozione che notoriamente comprende la partecipazione di imprese differenti ad un illecito unico per il tramite di una condotta continuata volta a perseguire un disegno economico unitario al fine di distorcere la concorrenza, come pure le violazioni individuali legate l’un l’altra dallo stesso obiettivo e dagli stessi soggetti (Case T-385/06 Aalberts Industries NV. [2011]), vale a dire le stesse imprese, che sono consapevoli di partecipare all’obiettivo comune“.

Il Tar Lazio ha inoltre ritenuto esente da censure l’accertamento compiuto dall’AGCM, ritenendo che la stessa abbia fornito una ricostruzione dei fatti basata su un robusto corredo probatorio, sicuramente sufficiente e adeguato a dimostrare la sussistenza della pratica collusiva, fondando l’accertamento dell’intesa sulle copiose evidenze documentali raccolte nella fase istruttoria che, nel loro complesso, delineavano una linea comportamentale chiara, e la cui congruenza non lasciava spazio ad alcun tentativo di “ricostruzione alternativa. A fronte di ciò, i giudici amministrativi hanno giudicato “vani” i tentativi di sminuire la portata probatoria delle singole evidenze acquisite, ritenute dalle ricorrenti “frammentarie”.

Parimenti non meritevoli di positivo apprezzamento sono stati giudicati i dedotti profili di “intrinseca contraddittorietà” del provvedimento, denunciati dalle ricorrenti per il fatto che l’Autorità fosse giunta a ricostruire una pratica collusiva più penetrante di quanto dichiarato dalla leniency applicant. Il Tar Lazio ha in proposito ricordato come le informazioni rese dall’applicant, così come la particolare lettura che egli dovesse proporre di taluni aspetti delle condotte esaminate, non limitano in alcun modo il potere dell’Autorità di libera valutazione giuridica dei fatti acquisiti.

Priva di vizi logici e procedimentali è stata infine giudicata la parte del provvedimento che ha provveduto all’individuazione del mercato rilevante, pure censurata dalle ricorrenti.

Hanno invece trovato accoglimento le censure delle ricorrenti relative all’inclusione, ai fini del calcolo dell’importo-base della sanzione irrogata e del fatturato rilevante per il calcolo del massimo edittale, di voci che non rappresentano, propriamente, “fatturato”, in quanto relative a meri riaddebiti di costi che le imprese avevano anticipato alle modelle o di incassi percepiti dalle imprese ma di competenza delle modelle.

Le sentenze sono disponibili qui: 4401/2018, 4402/2018, 4403/2018, 4404/2018, 4405/2018 e 4406/2018.

Fonte: Giustizia Amministrativa

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