Home / ANTITRUST ENFORCEMENT / PUBLIC ANTITRUST ENFORCEMENT / Tutela del Consumatore / DIBATTITO: RESTRIZIONI VERTICALI IN INTERNET. IL BUNDESKARTELLAMT PUBBLICA UNO STUDIO

DIBATTITO: RESTRIZIONI VERTICALI IN INTERNET. IL BUNDESKARTELLAMT PUBBLICA UNO STUDIO

dibattitoL’Autorità di concorrenza tedesca, Bundeskartellamt, ha pubblicato i risultati della riunione del Gruppo di lavoro sul diritto della concorrenza, svoltasi a Bonn il 10 ottobre 2013. Oltre 100 esperti hanno discusso ed approfondito il tema delle “restrizioni verticali in internet”.

L’Osservatorio Antitrust intende promuovere e rilanciare il dibattito su tali importanti tematiche anche in Italia.

In fondo all’articolo è possibile, per gli utenti registrati, pubblicare commenti, osservazioni e spunti di riflessione, anche in chiave comparata, sulla base del rapporto del Bundeskartellamt (vd. link in fondo alla pagina) e dei recenti casi europei e nordamericani. 

Il Presidente del Bundeskartellamt, Andreas Mundt, ha sottolineato l’importanza crescente di internet nell’economia conteporanea ed ha sottolineato la rilevanza delle condotte e degli accordi relativi alle transazioni su internet per il diritto della concorrenza. Tra le tematiche di maggiore rilievo, il Presidente ha sottolineato la questione dei prezzi di vendita imposti dai produttori o le restrizioni nei sistemi di distribuzione selettiva riferendosi ad alcune istruttorie in corso come per esempio il caso Asics e Adidaso Amazon ed Ebay.

Risulta dalla riunione che l’analisi accademica sulle restrizioni verticali nei mercati on-line è ancora ad uno stadio iniziale. Ciononostante, la rapida crescita del commercio elettronico pone un certo numero di problemi pratici che riguardano l’applicazione e l’interpretazione del diritto della concorrenza.

Il dibattito tedesco ha riguardato la valutazione sul piano della concorrenza di alcune restrizioni alla vendita via internet da parte dei produttori, in particolare il divieto ai distributori di vendere i loro prodotti usando piattaforme commerciali indipendenti come Amazon o eBay oppure i negozi via internet. Si è anche discusso degli effetti delle cosiddette clausole del cliente più favorito utilizzate sui portali internet. Ad esempio, le piattaforme di prenotazione degli alberghi come HRS o Booking.com obbligano sempre gli alberghi ad offrire camere sulle piattaforme ai loro prezzi più favorevoli.

Il testo completo dello studio è disponibile qui.

Il Dibattito è aperto! Attendiamo i vostri commenti ed osservazioni!!!

NOTA: Ricordiamo che gli utenti iscritti alla Newsletter dell’Osservatorio Antitrust  possono usare le credenziali della Newsletter (user name e password) per accedere alla area riservata del sito e per pubblicare commenti alle singole news o articoli.

Per loggarsi, per maggiori info o per recuperare la password, cliccare qui.

Download PDF

2 commenti

  1. Dear All,

    I just want to highlight following example of the problems that we can face every day in the E-Commerce.

    Ebay limits in Spain the resale of products of Apple when Apple has launched new products. Even individuals cannot sell more than one Product of Apple per week…

    For more information follow this link of Ebay:

    http://www2.ebay.com/aw/es/201309111332582.html

  2. Valerio Cosimo Romano

    Il report del BKartAmt è molto interessante. Nel 2012, in un commento alla sentenza Pierre Fabre per Mercato Concorrenza Regole e per JECLAP, mi ero soffermato:
    a) sui benefici della distribuzione selettiva per tipologie di beni per le quali i distributori vengono scelti sulla base di criteri di natura qualitativa (prodotti tecnici complessi che richiedono uno staff di vendita specializzato e servizi post vendita, prodotti di brand per i quali l’immagine costituisce di per sé il valore del prodotto, che prevedono forti investimenti sulla allure e per i quali il valore del prodotto si identifica anche con l’esperienza sensoriale dello shopping);
    b) sui problemi relativi al parallel trading;
    c) sulla sufficienza o meno di un punto di vendita fisico localizzato in uno degli Stati per rivendere in tutta l’Unione. Quid juris se questo è poco più di un magazzino?;
    d) sulla cannibalizzazione dei costi da parte del rivenditore virtuale tramite free riding;
    e) sul fatto che un regolamento in scadenza nel 2022 non sia in grado di provvedere adeguatamente a regolamentare un settore ad innovazione molto rapida, quale è quello del commercio elettronico.

    Sarei davvero interessato a sapere cosa ne pensate, soprattutto con riferimento al problema sub c).

In cima