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LA CORTE DI GIUSTIZIA DICHIARA INSUFFICIENTE LA MOTIVAZIONE DI UNA DECISIONE DELLA COMMISSIONE EUROPEA DI ACCERTAMENTO DI UN ILLECITO ANTITRUST EX ART. 101 TFUE

avvLo scorso 10 marzo, la Corte di Giustizia dell’Unione europea (“la Corte”) ha accolto l’appello di alcune società produttrici di cemento avverso la sentenza del Tribunale dell’Unione europea (“il Tribunale”) che aveva confermato la correttezza della decisione (“la Decisione”) con la quale la Commissione europea aveva accertato nei confronti di otto società del settore una violazione dell’art. 101 TFUE consistente in “restrizioni dei flussi commerciali nello Spazio [e]conomico [e]uropeo (SEE) includendo restrizioni delle importazioni verso il SEE provenienti da Paesi esterni al SEE, ripartizione del mercato, coordinamento dei prezzi e connesse pratiche anti-competitive nel mercato del cemento e dei prodotti ad esso correlati”.

Le ricorrenti lamentavano, in particolare, le dinamiche procedurali prodromiche all’adozione della Decisione; infatti, la Decisione era stata adottata sulla base di riscontri ottenuti, inter alia, dalle risposte a richieste di informazioni inoltrate alle società anche due anni dopo le ispezioni effettuate presso le sedi e gli uffici delle stesse ricorrenti per l’accertamento dell’infrazione antitrust. Sul punto, la Corte ha ritenuto che “una motivazione eccessivamente succinta, vaga e generica e, sotto alcuni aspetti, ambigua, non può soddisfare i requisiti di motivazione fissati dall’articolo 18, paragrafo 3, del regolamento n. 1/2003 per giustificare una domanda di informazioni che, come nella presente fattispecie, ha avuto luogo più di due anni dopo le prime ispezioni, allorché la Commissione aveva già rivolto numerose richieste di informazioni ad imprese sospettate di aver partecipato ad un’infrazione e diversi mesi dopo la decisione di avvio del procedimento. Tenuto conto di tali elementi, si deve constatare che la decisione controversa è stata adottata in una data in cui la Commissione disponeva già di informazioni che le avrebbero consentito di esporre con maggiore precisione i sospetti di infrazione che gravavano sulle imprese considerate” (punto 41 della sentenza).

La Corte, pronunciandosi solo su tale questione (con assorbimento degli altri motivi di ricorso), ha ritenuto che il Tribunale abbia commesso un errore di diritto nel giudicare la Decisione sufficiente motivata e, pertanto, ha provveduto ad annullare la sentenza di primo grado nonché la stessa Decisione.

Per consultare i provvedimenti C-247/14 P Heidelberg Cement contro Commissione europea, C-267/14 P Buzzi Unicem contro Commissione europea, e C-268/14 P Italmobiliare contro Commissione europea cliccare rispettivamente qui, qui e qui.

Fonte: Curia/Filippo Alberti ha curato la redazione della notizia

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