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PROVINCIA AUTONOMA DI TRENTO – SERVIZI DI ASSISTENZA E CONSULENZA ALLE IMPRESE AGRICOLE

L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM) ha pubblicato, in data 6 maggio 2019, il parere rivolto alla Provincia Autonoma di Trento (AS1581).

Il parere è stato formulato ai sensi dell’art. 21 L. n. 287/90 in merito all’attività di consulenza alle imprese trentine svolta dalla Fondazione Edmund Mach di San Michele all’Adige (FEM) ed alle disposizioni normative che ne disciplinano l’attività, quando la stessa eserciti anche attività commerciali.

In premessa, l’Autorità ricorda che la Legge provinciale n. 14/2005 istituisce la Fondazione quale “ente di interesse pubblico senza fini di lucro, dotato di personalità giuridica di diritto privato”, e le affida la gestione dei servizi di interesse pubblico che in precedenza erano svolti dall’Istituto di San Michele all’Adige, a cui FEM è subentrata. Tra le sue attività sono incluse la promozione, realizzazione e sviluppo delle attività di ricerca e sperimentazione scientifica, e fornitura di servizi e assistenza tecnica alle imprese, finalizzati alla crescita socio-economica e culturale degli addetti all’agricoltura e allo sviluppo del sistema agroalimentare e forestale. A tal fine, la Fondazione dispone di un fondo costituito da beni immobili, dotazioni finanziarie, oltre a fondi per la ricerca predisposti dalla Provincia.

In particolare, la Legge obbliga la Fondazione, qualora svolta attività commerciale, a separare la contabilità delle attività.

L’AGCM osserva che la Fondazione svolge anche l’attività commerciale di vendita di servizi di consulenza alle imprese agricole trentine, che compone all’incirca un quinto del suo fatturato. Limitatamente a questo tipo di attività, la Fondazione va considerata quale impresa rilevante per il diritto della concorrenza (che, si ricorda, comprende qualsiasi soggetto esercitante attività di natura economica, a prescindere da forma giuridica, modalità di finanziamento, ricerca del profitto o assenza di scopo di lucro).

La Fondazione svolge attività di impresa nell’ambito di consulenza alle imprese agricole trentine, agendo però da una posizione di vantaggio rispetto ad altri operatori di mercato, in quanto svolge funzioni di ricerca a lei demandate direttamente dalla Provincia ed è titolare di prerogative istituzionali. Fruisce quindi di disponibilità di dotazioni e risorse di varia natura a condizioni più favorevoli rispetto agli altri operatori (donazioni, comodato gratuito, etc.). Inoltre, in quanto successore dello storico Istituto San Michele all’Adige, gode di un importante fattore reputazionale.

In particolare, l’AGCM osserva che la FEM ha a disposizione strumentazione di precisione non altrimenti reperibile sul mercato, e ciò le consente di definire una politica tariffaria indipendente dai costi del servizio, che non sostiene direttamente.

L’Autorità rileva che l’obbligo di contabilità separata previsto dalla Legge provinciale non appare sufficiente a schermare tra loro le due tipologie di attività esercitate dalla FEM (quelle di natura commerciale e quelle che non lo sono). Manca infatti l’individuazione del complesso di beni, risorse umane e dotazioni dedicate specificamente alla produzione del servizio di consulenza.

A parere dell’Autorità, è necessario ristabilire una situazione di parità nell’esercizio dell’attività di consulenza. A tal fine, in capo alla Fondazione deve essere introdotto l’obbligo di operare tramite società separata per i servizi di consulenza, per limitare il rischio di sussidi incrociati o commistione di beni, personale ed informazioni che consentono alla Fondazione la posizione di vantaggio sul mercato.

L’AGCM ritiene inoltre necessario che in capo alla controllata di FEM non si replichi la situazione di vantaggio di cui la Fondazione beneficia oggi. Anche in linea con quanto disposto dall’art. 8, comma 2-quater, L. n. 287/90, la Fondazione, in quanto impresa incaricata di servizi di interesse generale ed operante in altro mercato mediante società separate, dovrà quindi rendere disponibili a tale società beni, servizi e informazioni a condizioni equivalenti a quelle praticate alle altre imprese direttamente concorrenti.

L’Autorità conclude auspicando che la PAT modifichi la Legge in oggetto, che allo stato viola i principi di parità e non discriminazione tra gli operatori nell’offerta dei servizi di consulenza, invitandola a comunicare entro 60 giorni le determinazioni assunte a riguardo.

Fonte: AGCM

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