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SERVIZI TECNICI ACCESSORI: IL CONSIGLIO DI STATO ANNULLA IL PROVVEDIMENTO FACENDO SALVO IL RIESERCIZIO DEI POTERI DELL’AUTORITÀ.

Il Consiglio di Stato, con sentenza n. 8695 del 2019, si è pronunciato sugli appelli proposti dalle società Telecom Italia S.p.A., Sielte S.p.A., Sirti S.p.A., Ceit Impianti S.r.l., Alpitel S.p.A. Site S.p.A. e Valtellina S.p.A. avverso le sentenze con cui il Tar Lazio aveva confermato il provvedimento sanzionatorio adottato dall’AGCM all’esito del procedimento I761.

L’istruttoria da cui il caso trae origine, avviata nel marzo 2013 e conclusa nel dicembre 2015, aveva condotto l’AGCM ad accertare l’esistenza di un’unica e complessa intesa, realizzata tra Telecom Italia e le imprese di manutenzione, attraverso il coordinamento delle offerte economiche e di altre condizioni contrattuali connesse, in seno alle procedure per la selezione dei fornitori predisposte dalle società Wind e Fastweb, nonché il coordinamento avente ad oggetto le informazioni, trasmesse al regolatore, relative all’erogazione dei servizi di manutenzione. Tali comportamenti, secondo l’AGCM, avrebbero avuto l’obiettivo di limitare il confronto competitivo e prevenire l’evoluzione delle forme di erogazione disaggregata dei servizi tecnici accessori.

Nel 2016, pronunciandosi sui ricorsi proposti da Telecom Italia e dalle imprese di manutenzione, il Tar Lazio aveva confermato il provvedimento dell’AGCM ritenendo, in estrema sintesi, la configurabilità del mercato rilevante come ricostruito dall’Autorità; la sussistenza, adeguatamente comprovata dall’Autorità, delle condotte anticoncorrenziali contestate, tali da costituire un’intesa “per oggetto”, unica e complessa; la partecipazione rilevante delle singole società coinvolte; l’infondatezza delle censure procedimentali e l’adeguatezza e congruità della sanzione a ciascuna irrogata.

Con la sentenza in commento, il Consiglio di Stato ha accolto l’appello di Telecom e delle imprese di manutenzione, giudicando l’accertamento dell’Autorità viziato perché fondato su una errata ricostruzione delle condizioni giuridiche e fattuali all’interno delle quali le prestazioni di servizi oggetto di indagine potevano effettivamente svilupparsi ed essere erogate.

In particolare, ad avviso del Consiglio di Stato “coglie nel segno” la contestazione mossa dalle ricorrenti secondo cui all’epoca dei fatti contestati, non sarebbe stato né tecnicamente, né giuridicamente possibile la fornitura disaggregata dei servizi di manutenzione prescindendo dalla necessaria intermediazione di Telecom, proprietaria del tratto di linea interessato, sicché le richieste di preventivi di Wind e Fastweb sarebbero state ab origine invalide per improcedibilità giuridica e tecnica.

Il Consiglio di Stato ha inoltre giudicato errata l’applicazione da parte dell’Autorità al caso di specie dello “schema concettuale” dell’intesa per oggetto, sia per aver assunto una nozione troppo dilatata di tale categoria di illecito, sia perché nel caso di specie, in considerazione della complessità e della peculiarità della vicenda, non ricorrevano i presupposti per contestare un’intesa per oggetto.

I Giudici di Palazzo Spada hanno comunque rilevato “la obiettiva rilevanza anticoncorrenziale delle condotte analiticamente esaminate nel provvedimento”. Per tale ragione, afferma il Consiglio di Stato “l’esito dell’accoglimento degli appelli non conduce all’azzeramento della funzione di vigilanza antitrust sulla fattispecie, per una sua carenza assoluta di presupposti, ma conduce a un rinvio all’Autorità per il riesercizio corretto di tale funzione”.

Il Consiglio di Stato ha quindi rimesso alla discrezionalità tecnica dell’Autorità, nella riedizione dei propri poteri, di “cogliere il punto di arrivo e di conclusione che, esclusa ovviamente una conferma e una riproposizione delle medesime conclusioni e dei medesimi vizi, potrà spaziare da un “minimo”, rappresentato da un’archiviazione della pratica, a un “massimo”, conducente a una congrua rimodulazione riduttiva delle sanzioni irrogate”.

La sentenza è disponibile qui.

Fonte: Giustizia Amministrativa

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